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Valore D e PARI.: "Sulle molestie non basta sapere, bisogna agire".

A Milano il confronto tra imprese ed esperti: policy, linguaggio e responsabilità al centro del dibattito


Milano, 1 marzo 2026 – Ridimensionarle, normalizzarle, renderle invisibili con una risata o con il silenzio: è così che le molestie sul lavoro continuano a resistere. Su questo punto di partenza – scomodo e necessario – Valore D e PARI. hanno riunito all'Anteo-Palazzo del Cinema di Milano, giuriste, psicologi, rappresentanti aziendali e voci inattese per affrontare un tema che riguarda ogni organizzazione.


L'evento, intitolato "Era solo una battuta – Le molestie sul lavoro tra norme, parole e responsabilità", non si è limitato a fotografare il problema: ha messo al centro la domanda più difficile, quella che viene dopo la consapevolezza. Cosa fa, concretamente, un'azienda? Ad aprire i lavori, moderati dalla giornalista e scrittrice Annalisa Monfreda, sono stati gli interventi introduttivi di Cristiana Scelza, presidente di Valore D, e Fabrizio Rutschmann, presidente di PARI.


Il primo panel ha offerto la cornice giuridica indispensabile. Le avvocate Ester Viola e Anna Capitanio hanno mostrato quanto spesso sia proprio l'ambiguità – il confine sfumato tra comportamento e violazione – a rendere difficile riconoscere le molestie, e quindi contrastarle. Senza definizioni chiare, anche la volontà di intervenire si arena. A seguire, Pierluca Mariti, noto sui social come @piuttostoche, ha usato il linguaggio della comicità per mostrare come certe parole e certe battute non siano innocue, ma contribuiscano a rendere normale ciò che normale non è.


Il cuore del dibattito si è però spostato sull'azione. Nel panel conclusivo – con Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D, Luciana De Laurentiis, consigliera di PARI., la filosofa politica Marina Calloni, lo psicologo Paolo Lanciani e l'avvocata Lara Benetti, esperta in tutela nei luoghi di lavoro – è emerso con chiarezza quanto sia lungo il passo dalla consapevolezza all’azione concreta: sapere non basta, servono strumenti: policy operative, canali sicuri per le segnalazioni, formazione continua e una leadership che renda possibile e non rischiosa la parola di chi subisce.


“Le molestie possono essere continuamente ridimensionate, con una risata o con il silenzio”, ha detto Cristiana Scelza, presidente di Valore D. “Le aziende sono presidio, perché senza un impegno attivo non esiste progresso sostenibile. Oggi il punto non è più la consapevolezza, ma il passaggio all'azione: policy chiare, formazione, canali sicuri che rendano possibile la parola e proteggano chi segnala”.


Per Fabrizio Rutschmann, presidente di PARI.: “Le molestie sul lavoro non sono un fenomeno isolato, ma una delle forme in cui si manifesta la violenza di genere. Affrontarle significa intervenire su un sistema più ampio, fatto di comportamenti tollerati, squilibri di potere e mancate prese di responsabilità. In questo senso le organizzazioni hanno un ruolo decisivo: costruire contesti lavorativi in cui certi comportamenti non abbiano più spazio vuol dire contribuire a un cambiamento che va oltre i luoghi di lavoro.”


Il punto di arrivo della giornata è stato anche un punto di partenza. Il problema non è più capire se il fenomeno esiste. Il problema è decidere – nelle stanze dove si prendono le decisioni – cosa fare da domani.

 
 
 

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